Dal palco della competizione al “palco” della vita
Il mio caro amico, coach e mentore (anche se lui non lo sa che lo considero come tale), una volta disse a fine di una competizione questa frase “MERITARE IL PALCO”.
Da allora, mi rimasero impresse nella mente sempre più e ogni giorno cercavo di capire cosa potesse significare per me quella frase.
A ragion veduta, mi rendo conto che questo sarà un pensiero lunghetto che richiederà un minimo di tempo nella lettura. Ma vabbè se avrai piacere a leggerlo spero che ti piaccia e ti possa “passare qualcosa” e “farti riflettere” (altre due delle frasi più iconiche del mio mentore).
Meritare il palco è un concetto che va oltre alla mera competizione come puoi aspettarti. Ma va oltre in un concetto che si estende alla vita, professione, studi, ecc..
Meritare il palco: cosa significa!?
· Prepararsi, non improvvisare. Nel bodybuilding si “merita” il palco quando corpo e mente sono sincroni: un atleta pronto fisicamente ma fragile psicologicamente crolla appena calpesta le assi; il contrario, un mindset di ferro in un corpo acerbo, genera frustrazione.
· Trasparenza dei risultati. I riflettori rendono visibile ogni dettaglio, proprio come la vita rende visibili coerenza e integrità: puoi raccontare di essere disciplinato, ma se non lo sei il tempo smaschererà la bugia.
Nella vita:
Il progetto professionale, l’amicizia, la genitorialità: ognuno ha un suo “palco”. Se non coltivi le competenze, la pazienza e l’etica quotidianamente, quando sarà il momento di “salire” ti sentirai nudo. Il merito arriva dall’allenamento invisibile che fai mentre nessuno guarda.
Genetica vs. mindset: ciò che controlli e ciò che no
· L’inequazione genetica. In palestra c’è chi risponde rapidamente agli stimoli e chi lotta per ogni etto di massa magra.
· La supplenza del mindset. Non puoi cambiare il DNA, ma puoi decidere quanto diligente, curioso e resiliente sarai nel processo.
Nella vita:
Talento naturale, contesto familiare, opportunità economiche: elementi “genetici” che sfuggono al controllo. Ma l’atteggiamento—studio, disciplina, networking, umiltà—è la leva che riduce il gap tra possibilità innate e risultati finali. Puntare il dito contro la sorte fa perdere tempo; lavorare sul mindset lo moltiplica.
Prepararsi al “Palco”: Periodi di costruzione e di definizione
· Off-season (surplus moderato). Fase in cui si accetta di non essere fotogenici per costruire nuovo tessuto; serve pazienza, perché l’eccesso di tagli (cut) continui interrompe la crescita.
· Mini-cut e mantenimento. Momentanee “tirate” per ricalibrare, non per esibire un six-pack sulla spiaggia, ma per mantenere la sensibilità insulinica, la salute metabolica e la motivazione.
Nella vita:
Ci sono anni in cui “metti su massa” di competenze: studi, sbagli, assorbi feedback. Non è il momento di brillare, ma di accumulare capitale umano. Poi arrivano i “cut”: revisioni di priorità, cambi di rotta, pause di riflessione. Alternare consapevolmente queste fasi evita il burnout e consente progressi sostenibili.
Perché lo fai!? La consapevolezza come bussola
Allenarsi senza introspezione porta a esaurire piano diabolico su piano diabolico: volume, intensità, frequency… finché non capisci perché lo fai. Allo stesso modo, vivere inseguendo obiettivi di status o approvazione altrui porta a cicli di entusiasmo e rapido abbandono.
Domande‑chiave da portare sia in sala pesi che fuori:
· Sto facendo progressi o sto semplicemente sudando?
· Questo sacrificio risponde ai miei valori o alle aspettative di altri?
· In cosa misuro davvero il mio successo?
La consapevolezza è il feedback constante che ti dice se la rotta è corretta o se stai “over‑training” in aree irrilevanti della tua esistenza.
Datti tempo e goditi il tuo viaggio ! Il tempo è alleato, non tiranno
“Ancora siamo acerbi” dici: ed è la frase più onesta che un coach possa pronunciare. Un anno, due anni “fatti bene” in palestra sono un investimento: super‑compensazione muscolare, ma anche neurale (pattern motori) e psicologica (fiducia).
Nella vita:
Diamo per scontato che tutto debba accadere in fretta—startup che diventano unicorni in 18 mesi, carriera in verticale prima dei 30—ma i risultati duraturi seguono spesso curve logaritmiche: lenti all’inizio, rapidi quando hai accumulato abbastanza “massa critica” di competenza e relazioni.
